La direttiva NIS2 porta la cybersecurity fuori dall’IT “puro” e la trasforma in un tema di governance: responsabilità del management, gestione del rischio, procedure verificabili e persone formate. Il problema, per molte aziende, è che “fare sicurezza” non coincide con essere conformi: puoi avere strumenti costosi e, comunque, mancare policy, ruoli, evidenze e un programma di formazione coerente. Risultato? Progetti che partono in fretta, si arenano, e non reggono quando serve dimostrare cosa fai, come lo fai e con quali controlli.
In questo articolo trovi una guida pratica per arrivare alla conformità NIS2 lavorando su due leve decisive: policy (regole chiare, applicabili, misurabili) e formazione (comportamenti, responsabilità, continuità nel tempo). Scopri come impostare un percorso concreto, step-by-step, con checklist ed esempi reali.

La conformità a NIS2 si ottiene gestendo il rischio cyber in modo strutturato e dimostrabile, con responsabilità chiare, misure tecniche e organizzative adeguate, e capacità di reagire agli incidenti. Non è “solo” un set di controlli IT. È un sistema che deve funzionare su tre livelli:
A quali organizzazioni serve:
Il punto non è “avere paura degli attacchi”, ma gestire una realtà operativa: catene di fornitura digitali, servizi sempre più interconnessi, e incidenti che bloccano produzione, logistica, vendite o assistenza clienti.
Gli incidenti più costosi non sono quelli “sofisticati”, ma quelli che trovano un’organizzazione impreparata: accessi non revocati, phishing riuscito, backup non ripristinabili, fornitori non governati.
La differenza tra un danno contenuto e una crisi è spesso documentale e organizzativa: ruoli, decisioni rapide, evidenze, comunicazione interna ed esterna.
Policy e formazione sono i moltiplicatori: la tecnologia riduce la probabilità, ma i processi e le persone riducono l’impatto e accorciano i tempi di recupero.
In altre parole: la NIS2 “conta” perché costringe a rendere ripetibile e verificabile ciò che molte aziende fanno in modo informale.
Ecco un percorso pratico per la tua organizzazione in 5 step:
Identifica ruoli e responsabilità evitando che il progetto diventi un “cantiere infinito”.
Esempio: l’IT gestisce i controlli, ma la Direzione approva la policy di gestione del rischio.
Fotografa lo stato attuale con prove, non con opinioni.
Consiglio pratico: se non riesci a mostrare un’evidenza, considera quel punto “non maturo” anche se “lo facciamo da sempre”.
Costruisci un set di policy essenziali, con linguaggio operativo e misure verificabili evitando manuali che nessuno legge:
Ogni policy deve avere:
È importante riuscire a cambiare comportamenti e definire il perimetro della formazione.
Progetta un piano a più livelli:
Format efficace: modulo brevi, tabletop exercise, quiz finali
Obiettivo non è “chiudere il progetto”, ma stabilizzarlo.
Essere conformi alla NIS2 significa poter dimostrare ruoli chiari, controlli attivi e processi verificabili. Questa checklist riassume i requisiti chiave per valutare il livello di maturità della tua organizzazione rispetto agli obblighi normativi.
Soluzione: poche policy “core”, poi procedure e standard operativi separati.
2. Formazione uguale per tuttiSoluzione: percorso per ruoli, con casi pratici (procurement, HR, management).
3. Gestione fornitori solo contrattualeSoluzione: onboarding con requisiti minimi, assessment, evidenze periodiche, gestione eccezioni.
4. Incident response “teorica”Soluzione: playbook per scenari realistici + esercitazioni tabletop + retrospettiva e azioni.
5. Mancanza di evidenzeSoluzione: integrare strumenti e processi (ticketing, report, verbali) per rendere dimostrabili attività e decisioni.
Contesto: Azienda manifatturiera con Operational Technology e fermo linea come rischio principale
Scenario: impianti connessi, patching difficile, backup mai testati; policy esistenti solo “IT-oriented”.
Azione:
Risultato atteso: riduzione del rischio di fermo prolungato, tempi di ripristino misurabili, decisioni e controlli tracciabili.
Ottenere la conformità NIS2 senza paralizzare l’azienda richiede un approccio pragmatico: definire ruoli e perimetro, costruire poche policy essenziali, trasformarle in procedure e playbook, e rendere la formazione uno strumento operativo (non un adempimento). Il punto chiave è la dimostrabilità: ciò che fai deve lasciare tracce, responsabilità e risultati verificabili.
No, NIS2 include governance, processi, gestione del rischio, fornitori e formazione: l’IT è una parte, non il tutto.
Una matrice requisito→controllo→evidenza con owner e piano azioni: chiarisce priorità e responsabilità.
Circa 6/7 policy in base al contesto, se accompagnate da procedure ed evidenze.
Sì, se è per ruoli, misurabile (quiz/KPI), ripetuta nel tempo e collegata a policy e procedure operative.
Con evidenze: ticket, log, report, verbali, risultati di test (restore, esercitazioni incidenti), audit fornitori.
Moltissimo: spesso l’incidente entra da terze parti. Serve un processo strutturato, non solo una clausola nel contratto.
Topic: Gestione Incidenti Informatici, NIS2, policy NIS2, Formazione
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