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NIS2: 6 step pratici per prepararsi senza annoiarsi

22 aprile 2026
Corporate Team Evaluating Holographic NIS2 Journey small

Perché prepararsi ora alla NIS2 senza trasformarla in burocrazia

Prepararsi alla NIS2 non significa riempire cartelle di documenti. Significa fare bene poche cose essenziali: capire se si rientra nel perimetro, chiarire chi decide cosa, individuare i gap principali e costruire un percorso sostenibile da qui al 2026. L’obiettivo vero non è una compliance di facciata, ma aumentare la resilienza e la capacità di risposta dell’organizzazione. Il riferimento normativo di partenza è il d.lgs. 138/2024, con una panoramica utile anche su nis2-info.it

La NIS2, infatti, non riguarda solo l’IT. Coinvolge anche Direzione, risk management e funzioni di controllo. E le scadenze non sono più lontane: dal 1° gennaio 2026 scattano gli obblighi di segnalazione degli incidenti, mentre ACN ha già pubblicato modalità e specifiche di base per gli adempimenti previsti. In questo contesto, partire per tempo è il modo più semplice per evitare progetti emergenziali, costosi e poco efficaci, come spiegano anche gli approfondimenti di Augeos sulle scadenze NIS2 del 2026 e la sezione ACN dedicata agli obblighi NIS.

 

Step 1-2: perimetro e ruoli spiegati in modo semplice e concreto

Il primo passo verso la conformità NIS2 

è definire un perimetro abbastanza chiaro di servizi, sistemi e sedi coinvolti, senza inseguire subito la perfezione. Conviene partire da ciò che è davvero essenziale per l’erogazione dei servizi critici: data center, reti, applicativi core, fornitori chiave e processi supportati. Per orientarsi, può essere utile partire dagli allegati al Decreto NIS2 e dall’articolo sull’ambito di applicazione, che aiutano a capire settori, sottosettori e soggetti coinvolti.

In pratica, molte organizzazioni iniziano con una matrice semplice che collega servizi essenziali, asset IT/OT e dipendenze esterne. È un lavoro concreto, utile soprattutto per evitare il classico errore di scoprire troppo tardi quali sistemi o fornitori siano davvero critici.

Il secondo passaggio riguarda ruoli e responsabilità. Serve individuare un punto di contatto NIS2, chiarire il ruolo della Direzione nelle decisioni su rischio residuo e budget, e stabilire chi presidia incidenti, fornitori e verifiche. Questo approccio è coerente con l’impostazione della normativa, che attribuisce precisi obblighi agli organi di amministrazione e direzione, come si vede anche nella sezione di nis2-info dedicata al Capo IV e nelle pagine ACN sulla normativa NIS.

Step 3-4: gap assessment e piano misure che parlano la lingua del business

Il terzo passaggio NIS2 

è il gap assessment, ma fatto sulle evidenze, non sulle impressioni. In pratica si confrontano i requisiti della direttiva e le indicazioni operative ACN con i controlli già presenti: gestione delle identità, autenticazione forte, patching, backup, logging, segmentazione di rete, risposta agli incidenti. Per ogni controllo servono prove concrete: report, ticket, verbali, risultati di test. Un buon riferimento, qui, è la pagina ACN su modalità e specifiche di base.

Molte aziende non partono da zero: usano framework già presenti, come ISO 27001 o NIST CSF, e li collegano ai requisiti NIS2 per ridurre dispersione e rifare meno lavoro possibile. Più che inventare un nuovo sistema, di solito conviene organizzare meglio quello che già c’è.

Il quarto step consiste nel trasformare questa analisi in un piano comprensibile anche al management. Di solito funziona una logica per ondate: prima i quick win, poi gli interventi più strutturali, infine le attività di maturità. In pratica: MFA, test di backup e restore, logging minimo nel breve; segmentazione, revisione degli accessi e monitoring nei mesi successivi. Ogni misura dovrebbe avere un owner, una scadenza, un criterio di successo e le evidenze attese. Anche su questo punto, le specifiche di base ACN aiutano a tenere il piano ancorato a misure concrete.

Step 5: incidenti e notifiche NIS2, cosa fare prima che succeda qualcosa

Un programma NIS2 efficace 

prevede il processo di gestione incidenti prima del primo ransomware, non dopo. La normativa richiede di saper rilevare, classificare e notificare gli incidenti significativi al CSIRT Italia entro finestre precise: 24 ore per la prima comunicazione, 72 ore per l’aggiornamento e 30 giorni per il report finale. Queste tempistiche sono richiamate sia negli approfondimenti di Augeos sulle scadenze 2026, sia nelle FAQ ACN su misure di sicurezza e notifica di incidenti.

Operativamente, questo significa definire in anticipo che cosa sia, per l’organizzazione, un “incidente significativo”, chi possa dichiararlo e quale flusso debba partire: dal primo alert tecnico fino al coinvolgimento di legale, comunicazione e top management. Le esercitazioni tabletop servono proprio a questo: simulare un caso realistico, misurare tempi di reazione, qualità delle informazioni raccolte e capacità decisionale. ACN ha pubblicato anche una guida sul processo di gestione degli incidenti di sicurezza informatica, utile per dare struttura a questa parte del lavoro.

Step 6: fornitori e supply chain, il tassello che tutti sottovalutano

La gestione dei fornitori nella NIS2 

non si esaurisce in una clausola contrattuale standard. La NIS2 richiede di valutare e gestire in modo concreto i rischi cyber lungo la supply chain, soprattutto quando entrano in gioco service provider ICT, cloud provider o partner che operano su impianti OT o su dati critici. Questo aspetto rientra nella logica generale degli obblighi di gestione del rischio e delle misure di sicurezza richiamate sia da ACN sia dal quadro del decreto.

Un approccio pratico parte dalla classificazione dei fornitori in base alla criticità: alta, media o bassa. Per quelli più critici si definiscono requisiti minimi, si richiedono attestazioni periodiche e, dove possibile, si prevedono test o audit mirati. Inserire la supply chain nel programma fin dall’inizio evita di dover rincorrere contratti e requisiti all’ultimo momento, quando il margine di manovra è minimo.

 Gli errori più comuni nei progetti NIS2 

I progetti NIS2 tendono a deragliare quando vengono trattati come esercizi solo documentali o solo IT. Gli errori più frequenti sono sempre gli stessi: perimetro definito tardi, policy scritte ma mai applicate, incident response non testata, fornitori critici fuori radar. Il risultato è una compliance di facciata, fragile sia davanti a un’ispezione sia davanti a un incidente reale. Anche ACN, nelle sue pagine dedicate alla normativa NIS e agli obblighi, imposta la disciplina come un insieme di responsabilità organizzative, misure di sicurezza e capacità operative, non come un mero adempimento formale.

Funziona molto meglio un approccio più agile, fatto di cicli brevi e verificabili: prima perimetro e ruoli, poi gap assessment con poche priorità chiare, quindi misure ad alto impatto e gestione incidenti testata. Ogni trimestre si rivedono rischi, avanzamento ed evidenze, coinvolgendo Direzione e funzioni di controllo.

Così la NIS2 smette di essere un obbligo astratto e diventa un percorso concreto di resilienza. Invece di subire le scadenze del 2026, l’organizzazione può usarle per arrivare più preparata, con meno sorprese e più controllo.

 

Topic: Risk Management, Risk Governance, NIS2