Nel 2026 la Direttiva UE 2024/2555 (NIS2) passa dalla fase di preparazione a quella di piena operatività, imponendo alle organizzazioni di trasformare requisiti e principi in attività concrete, processi e responsabilità. Adempimenti, evidenze, ruoli e controlli entrano nella quotidianità di molte organizzazioni. La priorità è tradurre la norma in attività eseguibili tra le varie funzioni aziendali coinvolte, con decisioni tracciabili e roadmap chiare. In più, le scadenze non chiedono solo documenti, ma capacità reali di gestione del rischio e di risposta agli incidenti.
La promessa, quindi, è concreta: impostare un percorso che riduca incertezza e sprechi, arrivando ai due step del 2026 con un sistema sostenibile (non con un progetto emergenziale). Scopri come strutturare un piano pratico, con passaggi, checklist ed errori da evitare, così da trasformare le scadenze NIS2 in un acceleratore di resilienza.
Quando si parla di scadenze NIS2, non si intende una singola data, ma una sequenza di obblighi che si attivano su finestre temporali diverse: censimenti/registrazioni, attivazione di ruoli, notifiche degli incidenti, e adozione di misure minime e processi di governance.
Nel contesto italiano, molte indicazioni operative convergono su due importanti scadenze nel 2026: la finestra di registrazione/aggiornamento a inizio anno e la messa a terra delle misure (con evidenze) entro l’autunno. Diverse analisi di settore descrivono questo “doppio step” come il passaggio dall’intenzione alla piena operatività.
A chi serve? In pratica a tre categorie interne:
Il 2026 conta perché segna l’avvio di una fase più “esecutiva”: non basta dichiararsi pronti, bisogna dimostrare di esserlo. In altre parole, la domanda non è “abbiamo una policy?”, ma “questa policy è applicata, misurata e sostenuta da evidenze?”.
In Italia si parla di una platea ampia di organizzazioni coinvolte e di una roadmap che porta dalle attività di identificazione e registrazione alle misure e alle verifiche.
Cambiano tre cose.
Primo: la tracciabilità diventa un requisito, non un optional.
Secondo: serve integrazione tra funzioni, perché molti obblighi non sono solo tecnologici.
Terzo: il tempo utile si riduce, perché le finestre di adempimento concentrano attività che, se improvvisate, generano blocchi e costi.
Domanda tipica: “È un tema solo per grandi aziende?”.
Risposta: no, il punto non è la dimensione, ma il ruolo nella catena di servizi essenziali e l’esposizione al rischio, oltre ai criteri previsti dal quadro NIS2 a livello UE.
Di seguito una sequenza progettata per ridurre incertezza e accelerare l’esecuzione.
Step 1 — Perimetro e classificazione (2–4 settimane)
Mappare entità, servizi, sedi, sistemi critici, dipendenze e fornitori chiave. Classificare cosa rientra nel perimetro NIS2 con criteri replicabili.
Domanda: “Serve precisione assoluta subito?”.
Risposta: serve precisione sufficiente e documentata, migliorabile a ciclo continuo.
Step 2 — Ruoli e responsabilità (1–3 settimane)
Nominare e formalizzare il punto di contatto in azienda, fornire le responsabilità operative, di escalation e il ruolo della Direzione. Definisci chi approva rischio residuo e budget. Se la governance è debole, anche i controlli migliori restano fragili.
Step 3 — Gap assessment “evidence-based” (3–6 settimane)
Valuta controlli esistenti (IAM, logging, backup, patching, segmentation, IR) e soprattutto le evidenze: ticket, report, verbali, prove di test.
Domanda: “Possiamo usare ISO 27001 o framework interni?”.
Risposta: sì, purché il mapping verso requisiti NIS2 sia esplicito e verificabile.
Step 4 — Piano misure: priorità per rischio e fattibilità (4–10 settimane)
Costruisci un piano in tre livelli: quick wins (0–60 giorni), hardening strutturale (60–180), maturità (oltre 180). Ogni misura deve avere owner, scadenza, criterio di accettazione e prova attesa.
Step 5 — Incident management e notifiche: processo prima della crisi (4–8 settimane)
Definisci cosa è “incidente significativo”, implementa un flusso di gestione dell’incidente con ruoli (incluso referente tecnico e legale/comunicazione), in grado di produrre informazioni sull’evento in tempi rapidi. Nel 2026 la notifica e la gestione degli incidenti diventano un punto centrale della fase operativa.
Step 6 — Vendor & supply chain: clausole + controllo (continuativo)
Mappa i fornitori critici, rinegozia requisiti minimi (SLA, logging, disclosure, audit right), e attiva un ciclo di verifica proporzionato.
Domanda: “Basta aggiungere una clausola?”.
Risposta: no, serve anche controllo eseguito (campioni, attestazioni, audit, test).
Errore 1 — Trattare la NIS2 come un progetto “solo IT”
Soluzione: governance trasversale con sponsor di Direzione, RACI chiara, e momenti di decisione formalizzati (rischio, priorità, budget).
Errore 2 — Confondere “policy scritta” con “controllo attivo”
Soluzione: per ogni requisito chiedersi: “Qual è la prova?”. Ticket di patching, report di backup restore, log di accesso, verbali di esercitazione.
Errore 3 — Scoprire il perimetro a ridosso della scadenza
Soluzione: partire da servizi e processi, non da singoli sistemi. Il perimetro si affina, ma deve essere difendibile sin da subito.
Errore 4 — Incident response non testata
Soluzione: esecuzione di esercizi tabletop e simulazioni tecniche con output misurabili (tempi, decisioni, informazioni raccolte). La teoria senza test crolla al primo evento reale.
Errore 5 — Fornitori critici “fuori radar”
Soluzione: definire criteri di criticità, contrattualizzare requisiti minimi, e introdurre un controllo periodico (non invasivo, ma reale).
Scenario: rete OT con fornitori di manutenzione remota, patching discontinuo e scarsa visibilità sui log.
Azione: perimetro servizi critici, segmentazione IT/OT, accessi privilegiati con MFA e jump server, logging centralizzato dove possibile, playbook per fermo impianto e ransomware, esercitazione con produzione e IT.
Risultato atteso: riduzione del rischio di propagazione, maggiore capacità di contenimento, evidenze di controllo e di test, e tempi di decisione più rapidi in caso di incidente.
Scenario: erogazione servizi digitali a clienti regolati; dipendenza da cloud e subfornitori; onboarding fornitori non standardizzato.
Azione: vendor tiering, clausole su incident disclosure e logging, processo di attestazione (questionari + campioni di evidenze), integrazione SIEM/monitoring, runbook di comunicazione cliente, simulazione di data breach con raccolta informazioni.
Risultato atteso: maggiore prevedibilità operativa, riduzione del rischio contrattuale, capacità di comunicazione strutturata e tracciabile, e miglioramento continuo del controllo terze parti.
1) Quali sono i “due step” del 2026 di cui tutti parlano?
In sintesi: uno step a inizio anno legato a registrazione/aggiornamento informazioni e avvio pieno della fase operativa; uno step in autunno legato all’adozione/implementazione delle misure e delle evidenze richieste.
2) Se non sono sicuro di rientrare, cosa devo fare?
Agire su perimetro e criteri: mappa servizi, settore, dimensione e ruolo nella supply chain. Poi documenta la valutazione. L’errore è aspettare “certezza esterna” senza preparare dati e motivazioni.
3) Cosa significa essere “audit-ready” per NIS2?
Significa poter dimostrare: decisioni di governance, misure implementate, processi incidenti testati, e controlli eseguiti con evidenze. Non basta un documento: servono tracce operative.
4) Le notifiche degli incidenti richiedono strumenti specifici?
Non necessariamente, ma richiedono un processo che funzioni: classificazione, raccolta informazioni, ruoli, escalation, e capacità di produrre comunicazioni in tempi rapidi.
6) Da dove partire se ho poco tempo e budget limitato?
Da perimetro + ruoli e responsabilità + incident management, e da 3–5 controlli ad alta resa (IAM/MFA, patching, backup/restore test, logging, segmentazione dove critica). Poi si scala con un piano a ondate.
Le scadenze NIS2 non premiano chi produce più documenti, ma chi costruisce un sistema sostenibile: perimetro chiaro, governance attiva, misure prioritarie e incident response provata. I due step del 2026 vanno gestiti come “gate” di maturità: prima dati e responsabilità, poi implementazione ed evidenze.
Se vuoi ridurre rischi e tempi, l’approccio più efficace è un percorso guidato: assessment basato su evidenze, roadmap per onde, e supporto nella messa a terra (processi, controlli, fornitori, simulazioni).
Contattaci per una valutazione iniziale e un piano di adeguamento NIS2 orientato a risultati misurabili e verificabili.
Topic: Sicurezza Informatica, Gestione Incidenti Informatici, NIS2
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