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Portafoglio titoli: cosa devi sapere per una gestione completa e ottimale

4 maggio 2021

Una gestione completa e ottimale del portafoglio titoli implica un'approfondita conoscenza delle informazioni relative ai prodotti finanziari che una banca propone al mercato. Informazioni che devono poter essere facilmente accessibili, anche ai fini dell'audit, aggiornabili e distribuibili lungo l'intera catena del valore, dal back office agli sportelli (fisici o virtuali che siano). Chi lavora nel settore sa perfettamente cosa significa questo assunto. Soprattutto, sa bene qual è la mole di lavoro necessaria a tradurre l'obiettivo in risultato concreto: riuscire a catalogare e a classificare correttamente i titoli all'interno di un'anagrafica in continua espansione – generando una versione univoca del patrimonio informativo a disposizione della banca e garantendo al tempo stesso la conformità dei dati per ottemperare alla normativa – richiede infatti lo sviluppo di un nuovo approccio metodologico al data management e ai rapporti con gli info provider.

 

I benefici che derivano da una corretta gestione del portafoglio titoli

I vantaggi che si possono ottenere intraprendendo questo percorso superano decisamente la complessità delle sfide da affrontare. Innanzitutto, la corretta gestione dell'anagrafica titoli aiuta ad abbattere gli errori nella contabilizzazione delle operazioni e delle valorizzazioni, con l'effetto collaterale di diminuire il rischio di segnalazioni di vigilanza. E, oltre a migliorare la trasparenza del portafoglio titoli e dei prodotti finanziari che la banca immette sul mercato, funge anche da strumento di data quality e da abilitatore per l'automazione dei processi e dei flussi di dati che alimentano le operazioni interne e quelle – sempre più strategiche – condivise con i partner.

 

Gli input, interni ed esterni, che aiutano a definire il portafoglio titoli

Nel momento in cui si sono adottati in azienda standard rigorosi per la data quality e la processazione dei vari input, garantire la correttezza e la coerenza delle informazioni generate all'interno dell'organizzazione è tutto sommato semplice. Ma la classificazione del portafoglio titoli e degli strumenti finanziari dipende come noto anche e soprattutto da una serie informazioni acquisite all'esterno, a partire da quelle che arrivano dai provider specializzati.

In genere le banche dispongono di accordi attivati con un unico partner, attraverso il quale accedono alle informazioni di cui hanno bisogno e popolano l'anagrafica titoli. In base agli standard di servizio stabiliti con la banca, l'information provider eroga i dati man mano che vengono immessi sul mercato nuovi strumenti finanziari e fornisce aggiornamenti e integrazioni nel momento in cui vengono modificate le caratteristiche di quelli già presenti in database.

Un approccio del genere però comincia a mostrare i suoi limiti: lo scenario finanziario si fa infatti sempre più vasto e complesso, e gli strumenti da cui derivano i prodotti sono in continua trasformazione, così come lo è l'apparato normativo. Fare affidamento su un singolo fornitore di dati potrebbe quindi non essere sufficiente per censire e classificare in modo completo – o addirittura corretto – il portafoglio titoli. Vediamo perché.

 

L'importanza di confrontare fonti informative differenti

Nella maggior parte dei casi, gli information provider sfruttano approcci peculiari per estrapolare le informazioni che poi condividono con le banche, e utilizzano ciascuno linguaggi e criteri tassonomici differenti nel momento in cui le redigono e le rendono disponibili. Il confronto con le informazioni in possesso della banca può quindi portare a lacune, fraintendimenti o sovrapposizioni all'interno dei database. Tutto questo al netto, naturalmente, di possibili errori compiuti in origine dal proprio info provider durante la fase di raccolta dei dati.

Accedere a più fonti e individuare quelle più qualificate vuol dire invece stabilire quali informazioni (nuove o già acquisite) sono corrette e quali invece potrebbero aver bisogno di un ulteriore processo di revisione. D'altra parte, mettere a fattor comune i dati forniti da provider diversi riduce la ridondanza di informazioni inutilmente replicate e fa emergere le divergenze tra input solo superficialmente omogenei. Un approccio del genere consente alle banche non solo di disporre sempre di una golden copy aggiornata rispetto al portafoglio titoli. Ma anche, attraverso un confronto tra le varie fonti che permetta di comprendere quali risultano nel tempo attendibili, di assicurarsi la collaborazione dei partner più qualificati, orientando gli investimenti sugli information provider che offrono informazioni di maggior valore.

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Topic: Business Continuity