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Mifid 2: tre cose da sapere perché la tua banca sia compliant

23 febbraio 2021

Perché una banca sia compliant con la Mifid 2 (Markets in Financial Instruments Directive 2) occorre prima sviluppare nuovi metodi e strumenti analitici che risulteranno indispensabili nell'affrontare l'enorme mole di informazioni da raccogliere ed elaborare. Ma serve anche una trasformazione radicale nel modo in cui l'intera organizzazione si approccia alla cultura del dato. Ne siamo consapevoli: in molti casi si tratta di una cultura che va creata ex novo, specie in alcuni dipartimenti, a partire dal back-office. Ma è uno sforzo da compiere non solo nell'ottica di raggiungere la compliance rispetto a una serie di regole tanto complesse quanto vincolanti per la corretta proposizione commerciale dei prodotti finanziari. In ballo c'è anche la possibilità di sfruttare a proprio vantaggio l'ultimo aggiornamento della Mifid. Il framework varato nel 2004 e ampliato per l'appunto nel 2014 con la Mifid 2 ha infatti subito nel corso del 2020 un'ulteriore revisione: lungi dall'essere una semplice stretta sui doveri che le banche hanno nei confronti dei risparmiatori, l'upgrade rappresenta a tutti gli effetti un'occasione per generare nuovo valore.


La necessità di semplificare la gestione del patrimonio informativo dell'azienda

Ci sono tre cose da sapere perché una banca risulti compliant. La prima? È necessario fare ordine nel patrimonio informativo dell'azienda, oltre che dell'ecosistema in cui è inserita. Come gli addetti ai lavori ben sanno, la Mifid II ha l'obiettivo dichiarato di aumentare la trasparenza nei confronti di chi acquista prodotti finanziari. Come? Attraverso un'accurata classificazione degli strumenti e delle loro performance. Classificazione che è a carico degli intermediari, ovvero degli istituti, che spesso si trovano ad affrontare enormi moli di dati, frutto di report trimestrali estremamente dettagliati che possono causare errori procedurali e addirittura impasse del sistema, con il risultato paradossale di far mancare alla banca l'obiettivo di essere compliant. In questo senso, l'adozione di un master anagrafico avanzato può rivelarsi strategica nella semplificazione della gestione del patrimonio informativo a disposizione dell'istituto.


Un nuovo approccio alla funzione Compliance del Risk Assessment

Le nuove linee guida provano del resto a inquadrare meglio i requisiti per la conduzione da parte della funzione Compliance del Risk Assessment. È prevista una ridefinizione della frequenza e degli elementi da considerare per l'identificazione dei rischi di conformità e dei requisiti in caso di esternalizzazione di tutti o parte dei compiti della funzione Compliance. A questo si aggiungono ulteriori presidi per garantire la continuità della funzione stessa. Ed è questa la seconda cosa da sapere perché la banca sia compliant con la Mifid 2: l'aggiornamento della direttiva afferma la necessità di garantire l’autonomia e l’indipendenza delle figure del responsabile Compliance e, nel momento in cui non siano coincidenti, del responsabile unico sulla Salvaguardia dei beni dei clienti. L'aggiornamento prevede inoltre la redazione di un'apposita sezione all’interno del Report periodico di Compliance – un capitolo da dedicare alle disposizioni di Product Governance adottate sugli strumenti finanziari prodotti o distribuiti dall’intermediario – e impone la presenza di conoscenze, competenze e prerogative specifiche all'interno del team dedicato alla Compliance.


Le nuove opportunità per le banche che risultano compliant con la Mifid 2

Il recente aggiornamento della direttiva, infine, offre nuove opportunità a quelle banche che saranno in grado di sfruttare il potenziale sprigionato dal proprio patrimonio informativo. Come abbiamo detto, essere compliant con la Mifid 2 e gestire correttamente i dati vorrà dire avere la possibilità di classificare in modo accurato i prodotti che si mettono a disposizione dei clienti e del mercato. Questo significa non solo saper fornire l'esatta rendicontazione delle performance di ciascuno strumento, ma anche riuscire a ritagliare proposizioni differenzianti e introdurre servizi innovativi a valore aggiunto. Intercettare i trend di mercato che soddisfano le nuove aspettative dei consumatori potrebbe per esempio voler dire cavalcare il tema della finanza sostenibile, offrendo quindi prodotti e investimenti volti a ridurre l'impronta carbonica del sistema produttivo ed economico. Un maggior controllo sulla veridicità dei dati consentirebbe d'altra parte di implementare nuove capacità predittive da mettere al servizio dell'attività consulenziale.

 

 

Le soluzioni che aiuteranno le banche a essere compliant con la Mifid 2

Essere compliant con la Mifid 2 vuol quindi dire per le banche molto più che ottemperare a una direttiva. Ribadiamo però la necessità di assumere una nuova prospettiva rispetto alla cultura del dato e dell'esigenza di adottare nuovi strumenti analitici. Se per quanto riguarda la prima occorre una forte sponsorship da parte del top management, per la seconda le banche possono fare affidamento sui master anagrafici di ultima generazione. Parliamo di piattaforme evolute end-to end che permettono di recepire gli input che arrivano dai vari info provider (oltre che da fonti alternative), di selezionare automaticamente le informazioni più accurate e, conseguentemente, di adeguare in modo rapido la struttura ai cambiamenti di tracciato dei vari fornitori. Protagoniste di questa trasformazione saranno sempre di più le tecnologie di Machine learning e Natural Language Processing, che aiuteranno le banche ad acquisire e analizzare le informazioni anche su dataset destrutturati, semplificando le attività di classificazione, presentazione e reportistica relative a ciascun prodotto finanziario.Guida per la Gestione Automatizzata dell'anagrafica titoli per il back office bancario CLICCA QUI PER SCARICARE IL WHITE PAPER

Topic: rischi banca